lunedì, 12 maggio 2008

Pensieri random #2

#1Ricordare...
Due settimane di silenzio. Poche parole. Venticinqueaprile - Primomaggio -Quattromaggiocastelvetranese. Tutto dentro di me, nei miei ricordi. Le immagini nei miei occhi di parole, abbracci, sorrisi, alberi, sole sulla pelle attraverso i rami sedute al parchetto, attimi di imbarazzo, lunghe passeggiate, parole dolci, occhi a cuoricini, sguardi da ebete felice, templi di Selinunte, insalata di pollo, pasta a forno, a turri ri milli atti (cu fu?), bon-a-petite, immersioni in acqua gelata, sole e pelli dorate, pompini e soffioni castelvetranesi, biglietti in mano, racconti di se stesse al telefono.

#2 Ritornare...
Quello che siamo, siamo stati, perchè non siamo più così e siamo diversi. Ricordare da dove vieni e dove vuoi andare (perchè voglio andare). Ritornare al punto di partenza per capire tutto. Ritornare lì, dove tutto è cominciato, per capire dove sono arrivata, come e perchè. Ritornare per andare avanti. Ed è un giovedì pomeriggio e un treno che fanno da cornice a questo viaggio. Un viaggio che questa volta sarà più breve, ma forse più intenso. E che spero mi porti a destinazione stavolta, senza lasciarmi per strada.

#3 Respirare...
Ho bisogno di respirare. Ho bisogno di respirare amore, affetto, abbracci, comprensione, serenità. Ho bisogno di respirare allegria, voglia di fare, sorrisi, profumi d'estate. Ho voglia di respirare il cielo azzurro e il sole, il mare. Ho voglia di respirare pomeriggi in spiaggia a giocare con racchette e pallina. Ho voglia di respirare i miei bimbi. Ho voglia di respirare il tuo odore. Ho voglia di respirare i vostri abbracci e i vostri sorrisi. Ho voglia di respirarvi. Ho voglia di respirarmi. Ho voglia di sentirmi respirare la mia vita. E di non lasciarla più sfuggire.

#4 Ricercare...
Me stessa. Nella realtà, che non sia più solo la mia. Per una vita ho visto la mia scorrere con gli occhi degli altri. Fino a quando è arrivato il rifiuto verso il mondo intero. E la negazione di tutto quello che gli altri pensavano-dicevano-facevano .(pensano-dicono-fanno). Al posto mio. E continuo a rifiutare la loro realtà. Proprio adesso che non mi farebbe male. E' il caso che mi rifaccia gli occhiali?

#5 Berlino...
E non ci sono parole. Se non che "voglio partire con le mie pine". Ce la faremo. Lo sappiamo.



 Iononhomai...

[io non ho mai leccato l'interno coscia di un gorilla albino senza permesso di soggiorno]
Semplicemente noi. E la prossima volta non posso non esserci.
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lunedì, 28 aprile 2008

Silence

co|mu|ni||re
1 v.tr., render comune, far partecipi altri di qcs.: c. un’idea; c. la propria gioia, i propri progetti; gli ho comunicato le mie intenzioni | far conoscere, far sapere, confidare: c. una notizia, c. un segreto a qcn. | diffondere, divulgare: c. un avviso

Sembra la cosa più facile del mondo... quella di comunicare, o almeno lo dovrebbe essere. E sicuramente è la cosa più importante che ci possa essere. Ultimamente questo termine me lo sono ritrovata spesso davanti. Sempre più spesso. Incomprensioni, problemi, discussioni, liti... nasce tutto dall'incapacità di comunicare, di esprimersi, di parlare e di ascoltare. In un momento in cui cerco di capire di più me stessa, mi tocca anche confrontarmi con la mia [in]capacità di comunicare. E io non so farlo. O meglio. Io non so più farlo. Perchè prima di farlo con gli altri, bisognerebbe saperlo fare con se stessi. E io ho smesso da tempo ormai. Ho smesso di ascoltare quello che ho dentro, di ascoltarmi. Ho smesso di capire che cosa mi succede in quegli attimi assurdi in cui intorno a me c'è solo un muro e niente più. Quegli attimi in cui non riesco a parlare. In cui le parole non vengono fuori. Attimi in cui le parole dovrebbero venire fuori, devono venire fuori. Eppure non ci riesco. Mi chiudo. Chiudo me stessa dentro una scatola. Incateno la mia anima. Ma perchè. Me lo chiedo costantemente. E poi sono proprio quegli attimi in cui invece avrei così tante cose da dire. E non ci riesco. E me la prendo ancora di più con me stessa. Quella me stessa che ultimamente mi fa solo rabbia. Perchè fa i capricci. Perchè si comporta come una bambina viziata e stupida. Perchè... Perchè... Perchè... Vorrei tanto saperlo il perchè. E sbatterci la testa contro. Ma fa così male guardarmi dentro. Fa così male quando quelle parole devo tirarle fuori. Paura. Di che non lo so poi. Di scoprire cosa? Raggomitolata su me stessa, stringendo forte un cuscino rosso. Per nascondermi. Per paura di me stessa. Paura di guardare dritto negli occhi. E vorrei tanto capirlo che mi prende in quegli attimi. Vorrei saperlo. Per me. Per lui. Per loro. Non è facile per nessuno. E quando in quei momenti mi costringo a farlo ho una stretta allo stomaco. Però quei momenti, quelli seduti sulle panche, quelli passeggiando sotto gli alberi, quelli con la testa poggiata sul cuscino a guardarsi negli occhi... sono quei momenti che desidero. Perchè, anche se fanno male, mi aiutano. E penso che prima ero in grado di parlare ore e ore. Parlare e ascoltare. Senza fermarmi[ci] mai. E vorrei che fosse di nuovo così. Vorrei avere di nuovo quella parte di me stessa che non ha paura di se stessa. Che fine ha fatto. Ma soprattutto perchè non c'è più. Domande. Solo domande. E mi chiedo anche se riuscirò mai a trovare una risposta anche ad una sola di queste domande. E mi chiedo se in tutto questo c'entri la mia voglia di farcela sempre e comunque da sola, pur avendo delle persone accanto. E mi chiedo se c'entrino l'impossibilità di poter esprimere me stessa per tanto tempo e il dovermi continuamente reprimere. Cerco di capire cosa mi ha portata ad essere così. Ma anche se lo capisco, come si fa a cambiare. Sono tante le domande, troppe. Troppe quelle a cui non so trovare una risposta. Sarebbe tutto più semplice. E se qualcuno mi avesse detto che io un giorno sarei diventata così, non gli avrei mai creduto. Eppure...


Fa male non avere risposte. Lo so. Anche nelle cose più semplici. Ma non so darle nemmeno a me stessa. Fa male chiedere e ricevere in cambio solo silenzi. Lo so. Ma non so il perchè di questi silenzi. Vorrei tanto, ma non lo so.
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giovedì, 17 aprile 2008

rise up




Il punto è: voglio? Si che voglio, voglio non mandare tutto a puttane. Non posso. Cioè, ma ve l'immaginate il livello di stupidità che raggiungerei se lo facessi? Cioè, puntualizziamo. Stupida lo sono già. E per giunta bionda, fighettina e di elledue, che tanto ormai me lo dico pure da sola. No vabbè, ormai sono più due mesi (più di due mesi?) che me lo sento ripetere giorno per giorno. Ma dico, potrei mai lasciarmi scappare qualcuno che è così dolce con me, che fa il simpaticone e mi dà solo baci e abbracci? [Aspè, sto scherzando naturalmente... tsè!]. E potrei mai lasciarmi scappare la stronza che mi manda a cagare, quella che mi definisce vintage e bestiola, quella a cui fa schifo la mia lingua e lo stronzo che mi lascia lividi con un morso? No, non potrei farmi mai sfuggire tutto questo. Forse non lo merito, però al diavolo. Ce l'ho, ho la fortuna di averlo. E me lo tengo, da perfetta egoista, anche se non lo merito. Perchè la loro [vostra] amicizia è fra le cose più belle che mi siano mai capitate.
Paradossalmente è stata proprio una delle mie paure a darmi una scossa. La paura di perdere tutto questo, per colpa mia. Perchè, non so perchè. So che davanti a me c'è/era un muro, chenonsoquandoecomelhoalzato. Su quello stesso muro adesso c'è uno squarcio, perchè voglio abbatterlo, voglio che non esista più. Mi sono chiesta che cazzo di fine avesse fatto la me che mi piaceva tanto, quella per cui ho lottato tanto, che sorrideva, che vedeva il sole anche quando non c'era, che diceva "tanto tutto passa, sempre". Mi è mancata maledettamente questa parte di me stessa. Perchè non ha senso lottare tanto per qualcosa e poi mandare tutto a puttane per paura. Lottare per vivere e poi avere paura di farlo. No, non ci sto. Non sono io questa. Non sono io quella dell'ultima settimana, non posso essere io. Solo che ogni tanto lo dimentico. E anche se qualcuno ci prova a ricordarmelo, non ascolto, non voglio ascoltare. Perchè devo essere io a rialzarmi quando cado, con le mie forze. So che capite il perchè. Ognuno di voi può capirlo e ognuno di voi mi ha aiutata in qualche modo. Credo di dover guardare le cose per come stanno. Voglio la perfezione e non posso averla. Vorrei dare solo il bello di me, ma non posso, non sempre almeno. Ma adesso sono qui. Rieccomi di nuovo. Felice, sorridente, con la voglia di spaccare quel muro. E ci riuscirò.
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giovedì, 27 marzo 2008

change

No, perchè... quando ci sono troppe cose da fare, quando ci sono troppe cose da dire, quando si desiderano così tante cose, quando si vorrebbe spaccare tutto, quando si brucia dentro, quando... quando vorresti ma non puoi, quando vorresti ma non riesci, quando sai che è giusto ma sei solo capace di dire "lo so", quando sai che devi farlo ma qualcosa ti blocca... e ti culli dolcemente nelle tue stupide giustificazioni che, lo sai, non servono a nulla se non a giustificarti con te stessa e basta. Perchè in realtà tu non vuoi guardare la realtà. Vedi solo quello che vuoi. Vedi solo immagini che nascono nonsoquandononsocomenonsoperchè... eppure vedi solo quelle.

[stop]

Un nuovo cambiamento. Ancora crescere, crescere, crescere... senza fermarmi mai. Ancora voglia di me stessa, di scoprirmi, di scoprire i miei limiti, quello che so e posso fare, dove posso arrivare. Voglia di arrivare lontano, molto lontano. E forse di non tornare più. Crisi, di nuovo. Come ogni volta che nella mia vita cambia qualcosa, come ogni volta che in me avviene un cambiamento. Un anno di cambiamenti. Uno più importante dell'altro. Uno più sconvolgente dell'altro. Laureata. E' così strano dirlo. Ed è così difficile crederci. Non so perchè. Forse semplicemente non credevo di arrivarci. Forse semplicemente perchè ce l'ho fatta senza crederci [senza crederMI]. Credo si tratti di assestamento, in realtà. Perchè tanto la strada è ancora lunga... e di cammino ce n'è tanto. Io, sono solo all'inizio. All'inizio di un cammino che non so dove mi porterà, ma so dove voglio che mi porti.

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giovedì, 21 febbraio 2008

meno uno

meno12

.mancano solo 24 ore.

Vorrei una discoteca labirinto
Bianca senza luci colorate
Grande un centinaio di chilometri
Dalla quale non si possa uscire

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