lunedì, 28 aprile 2008

Silence

co|mu|ni||re
1 v.tr., render comune, far partecipi altri di qcs.: c. un’idea; c. la propria gioia, i propri progetti; gli ho comunicato le mie intenzioni | far conoscere, far sapere, confidare: c. una notizia, c. un segreto a qcn. | diffondere, divulgare: c. un avviso

Sembra la cosa più facile del mondo... quella di comunicare, o almeno lo dovrebbe essere. E sicuramente è la cosa più importante che ci possa essere. Ultimamente questo termine me lo sono ritrovata spesso davanti. Sempre più spesso. Incomprensioni, problemi, discussioni, liti... nasce tutto dall'incapacità di comunicare, di esprimersi, di parlare e di ascoltare. In un momento in cui cerco di capire di più me stessa, mi tocca anche confrontarmi con la mia [in]capacità di comunicare. E io non so farlo. O meglio. Io non so più farlo. Perchè prima di farlo con gli altri, bisognerebbe saperlo fare con se stessi. E io ho smesso da tempo ormai. Ho smesso di ascoltare quello che ho dentro, di ascoltarmi. Ho smesso di capire che cosa mi succede in quegli attimi assurdi in cui intorno a me c'è solo un muro e niente più. Quegli attimi in cui non riesco a parlare. In cui le parole non vengono fuori. Attimi in cui le parole dovrebbero venire fuori, devono venire fuori. Eppure non ci riesco. Mi chiudo. Chiudo me stessa dentro una scatola. Incateno la mia anima. Ma perchè. Me lo chiedo costantemente. E poi sono proprio quegli attimi in cui invece avrei così tante cose da dire. E non ci riesco. E me la prendo ancora di più con me stessa. Quella me stessa che ultimamente mi fa solo rabbia. Perchè fa i capricci. Perchè si comporta come una bambina viziata e stupida. Perchè... Perchè... Perchè... Vorrei tanto saperlo il perchè. E sbatterci la testa contro. Ma fa così male guardarmi dentro. Fa così male quando quelle parole devo tirarle fuori. Paura. Di che non lo so poi. Di scoprire cosa? Raggomitolata su me stessa, stringendo forte un cuscino rosso. Per nascondermi. Per paura di me stessa. Paura di guardare dritto negli occhi. E vorrei tanto capirlo che mi prende in quegli attimi. Vorrei saperlo. Per me. Per lui. Per loro. Non è facile per nessuno. E quando in quei momenti mi costringo a farlo ho una stretta allo stomaco. Però quei momenti, quelli seduti sulle panche, quelli passeggiando sotto gli alberi, quelli con la testa poggiata sul cuscino a guardarsi negli occhi... sono quei momenti che desidero. Perchè, anche se fanno male, mi aiutano. E penso che prima ero in grado di parlare ore e ore. Parlare e ascoltare. Senza fermarmi[ci] mai. E vorrei che fosse di nuovo così. Vorrei avere di nuovo quella parte di me stessa che non ha paura di se stessa. Che fine ha fatto. Ma soprattutto perchè non c'è più. Domande. Solo domande. E mi chiedo anche se riuscirò mai a trovare una risposta anche ad una sola di queste domande. E mi chiedo se in tutto questo c'entri la mia voglia di farcela sempre e comunque da sola, pur avendo delle persone accanto. E mi chiedo se c'entrino l'impossibilità di poter esprimere me stessa per tanto tempo e il dovermi continuamente reprimere. Cerco di capire cosa mi ha portata ad essere così. Ma anche se lo capisco, come si fa a cambiare. Sono tante le domande, troppe. Troppe quelle a cui non so trovare una risposta. Sarebbe tutto più semplice. E se qualcuno mi avesse detto che io un giorno sarei diventata così, non gli avrei mai creduto. Eppure...


Fa male non avere risposte. Lo so. Anche nelle cose più semplici. Ma non so darle nemmeno a me stessa. Fa male chiedere e ricevere in cambio solo silenzi. Lo so. Ma non so il perchè di questi silenzi. Vorrei tanto, ma non lo so.
postato da doza alle ore 18:18 | Permalink | commenti (20) / commenti (20) (pop-up)
categoria: pensieri, speranza, vaffanculo, silenzio, incazzata, vivere, voglia di



Commenti
#1   28 Aprile 2008 - 19:07
 
bisogna lasciarsi far prendere le mani.. con tranquilla serenità e poche domande :)
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#2   28 Aprile 2008 - 20:52
 
la tragicità dell'incomunicabilità, del pensare che possa non essere necessario, delle spina pungenti insite nel non volerlo o nel dare per scontato ciò che non lo è.
La tragicità di avere paura di non potere o non sapere, o di perdersi(ci).
La serenità di riuscirci, non importa come, non importa dopo quanto o con quante domande.
RIUSCIRCI. (per te, per noi, per voi.)
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#3   29 Aprile 2008 - 12:11
 
Si comunica in tanti modi... anche stando in silenzio... tocca anche a chi ti sta vicino cogliere quello che dici quando non riesci ad esprimerti...
Ma sono certo che saprai tornare ad ascoltarti e ad ascoltare... a parlarti e a parlare... sei una delle persone più intelligenti e sensibili che abbia mai avuto modo di leggere:-)
Sono certo che tornerai a saper esprimere tutto quello che desideri esprimere:-)
Un abbraccione affettuosissimo:-)
marco
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#4   30 Aprile 2008 - 00:37
 
Setteveli al pistacchio, intervallata da setteveli al cioccolato. Voglia di ascoltare solo il battito dei nostri cuori, voglia di sentirli battere l'uno sull'altro.
Leggittime paranoie, leggittimi silenzi. Ognuno ha i suoi tempi, ma nessuno ne ha da perdere.
La voglia di farcela c'è, ne sono al corrente ed è per questo che so che ce la farai.
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#5   30 Aprile 2008 - 11:32
 
Anche il silenzio è comunicazione e presenza, se quel silenzio si vive con serenità.
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#6   02 Maggio 2008 - 09:44
 
Passo per augurare alla deliziosa Donatellina un bellissimo week end:-)
Abbraccione affettuosissimo:-)
Marco
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#7   03 Maggio 2008 - 20:43
 
Bhe' chiudersi dentro e' bello ma non troppo..il silenzio e' bello ma puo' essere anche assillante!ciao ciao!
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#8   03 Maggio 2008 - 21:12
 
..."crediamo di intenderci, non ci intendiamo mai".
utente anonimo

#9   05 Maggio 2008 - 14:03
 
...molto interessante questo excursus sulla comunicazione.
Comunicare, ed intendo la ciomunicazione vera, quella bi-direzionale, è molto difficile. Ed è altrettanto difficile riuscire ad essere efficaci.
Buona giornata.
Nic
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#10   05 Maggio 2008 - 20:05
 
mi piacciono molto le foto che posti ultimamente!! davvero di buon gusto :-)
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#11   06 Maggio 2008 - 10:50
 
pulp fiction, discorso di mia wallace sui silenzi che non pesano.

capisci di stare bene con una persona quando non hai bisogno di parlare.parlare.parlare, e il silenzio non è imbarazzo.

e cmq ci può stare ogni tanto qualche incomprensione. altrimenti saremmo computer collegati da cavi in eterno flusso di dati.


un bacio bionda
manju
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#12   07 Maggio 2008 - 13:34
 
Ciao Donatellina:-) una felice giornata per te, dolcissima:-)
Abbraccione grande
marco
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#13   08 Maggio 2008 - 09:24
 
Certo,ognuno di noi è diverso,ognuno ha i suoi tempi,nonostante questo vorrei dirti che sto uscendo ora(con molta fatica)da un periodo in cui ho perso ogni contatto con me stessa...anch'io avevo,e continuo ad avere,molte domande,l'unica cosa che è cambiata è stato il mio atteggiamento verso di esse...sono arrivata ad un punto in cui la paura delle risposte non mi poteva più bloccare,perchè è nella mia natura esprimermi,così ho cercato di trovare in me stessa quella forza,che non pensavo di avere,che mi permettesse di sbloccarmi...ripeto siamo tutti diversi,ma nonostante ciò penso che tu troverai la strada per metterti di nuovo in contatto con te stessa,certamente la strada sarà tua e solo tua,perciò non abbatterti...
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#14   08 Maggio 2008 - 13:19
 
..parole che muovono qualcosa dentro di me..
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#15   10 Maggio 2008 - 09:38
 
Due dita in gola, questo è il rimedio.
Le parole dentro uccidono, lentamente. Devi farti male ma non permettere che restino lì.
Un foglio di carta, una penna, o semplicemente le mani nella vernice, ma devi mettere altrove quello che stai rintanando in te.
Sono momenti, che passano, ma bisogna reagire violentandosi.
Quello che ne rinasce dopo è impagabile, credimi.
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#16   10 Maggio 2008 - 11:15
 
dovresti evitare però di reprimerti..
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#17   10 Maggio 2008 - 20:05
 
Ti auguro un felice e sereno fine settimana...un bacio...

_AnGeLiCa_
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#18   11 Maggio 2008 - 18:04
 
L'importante è capire quando dobbiamo restare soli.

Ciao dal Bunker-u
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#19   12 Maggio 2008 - 14:42
 
immagine BELLISSIMA!
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#20   12 Maggio 2008 - 16:33
 
Sembri così piccola in questo tuo desiderio di (in-)comunicabilità... eppure è il silenzio la cura per poter tornare a parlare. Perchè su una cosa hai la ragione spudorata: è cioè che tu hai bisogno di parlare e comunicare prima con te stessa. E per farlo, cara amica farfalla, devi prima stare in silenzio ed ascoltarti. Ci vorrà del tempo e non ci crederai adesso se ti dicessi che cambierai senza neanche accorgertene... perchè le persone, sai, cambiano da sole e senza averne la coscienza. E ciò che ti sembra ora così difficile ed impossibile, in realtà è più facile di quel che tu possa immaginare, semplicemente perchè tu sai di volerlo, altrimenti non ti sentiresti così inadeguata nel silenzio. Certo sarà faticoso, che è diverso, ma chi ha mai subito metamorfosi istantanee?!... e sappi sempre che nel momento in cui si comunica, c'è sempre una fase nella quale ciò che si è comunicato è faccenda solo di colui al quale si è comunicato. E se qualcuno non percepisce i tuoi silenzi, inizia a pensare che questa cosa ti dà delle informazioni non tanto su di te ma su quel qualcuno...

Buon pomeriggio
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