martedì, 30 ottobre 2007

Back Home

Back home... Dopo undici giorni si ritorna a casa.

Partire senza aspettarsi nulla è sicuramente meglio che partire con delle speranze. Quando non ti aspetti nulla, apprezzi anche le più piccole cose, quelle di cui di solito non ci si accorge nemmeno. Ormai "non aspettarmi nulla" è diventata quasi un'abitudine e faccio così un po' per tutto. Anche nei rapporti con le persone... non mi aspetto nulla... però quando ricevo anche solo un piccolo sorriso, un piccolo pensiero e qualsiasi altra cosa, mi sento in paradiso.

Ho fatto scorpacciata di coccole. Con i miei bimbi, le mie cognatine, i miei fratelli. Più che i miei bimbi dovrei dire i miei bimboni. Loro crescono e io mi rimpicciolisco. Irene che ha undici anni è alta quanto me e, se fino allo scorso anno era lei che voleva mettersi le mie scarpe con i tacchi alti, adesso sono io che voglio i suoi stivali. Poi c'è Dennis, cinque anni, che è la petite peste. Ho dormito con lui la prima notte, sul suo letto e sulle lenzuola di spider-man. Dopo essermi arrivati due calci in bocca, gomitate in faccia e varie ginocchiate sparse per il corpo, ho pensato che forse era meglio farlo dormire con la sua dolce mammina. Ma insieme ai calci e ai pugni, mi ha anche riempita di coccole. D'atronde io faccio la zia bastarda. Se vogliono qualcosa da me se la devono guadagnare e, per me, l'unica merce di scambio sono i baci. E piccole perle come questa: "Ma tu vuoi bene a zia? SI. Quanto? TANTO, FINO AL CIELO..." Si, lo so, è una cosa che dicono tutti i bambini. Ma per me i miei nipoti sono speciali, sono la mia famiglia, sono la cosa più importante che ho. E sapere che sono la loro zietta preferita mi rende felice.

Purtroppo non ho avuto la possibilità di fare le lunghe chiaccherate con la mia cognatina. Purtroppo in viaggio con me c'erano anche i miei genitori... i soliti intrusi. E dato che appena cominciavo a parlare mia madre si intrufolava per ascoltare, abbiamo deciso di lasciare perdere. Ci rifaremo per telefono.

La mattina del matrimonio di mio fratello (il motivo ufficiale per cui sono partita), il fotografo ha chiesto a mio fratello di farmi uscire dalla stanza dove avrebbe fatto le foto... dice che lo facevo distrarre. Io credo  che più che essere io a farlo distrarre, sia stata la mia scollatura. "Scusa te la posso dì 'na cosa? Sei 'na cifra caruccia" è stata la frase che un ragazzo mi ha detto al supermercato. Beh, non sono abituata ai complimenti. A dire la verità molto spesso non ci credo nemmeno, perchè penso sempre che non siano sinceri e che vengano fatti tanto per... Sarà colpa della mia insicurezza... non so, fatto sta che mi mettono parecchio in imbarazzo e quindi reagisco dicendo di non crederci.

Ogni volta che vado a Roma e ritorno a casa, lascio lì un pezzo di me, con i miei bimbi... per ricordargli che io ci sono sempre... adesso forse non lo capiscono perchè sono ancora piccoli, ma fra qualche anno spero che la cosa potrà loro essere d'aiuto... Così come loro aiutano me, inconsapevolmente, ogni volta che ci vediamo.

Il ritorno a casa è stato meno traumatico del previsto. Forse perchè non siamo più solo io, mammete e papete... ma c'è anche mio fratello che da qualche mese è ritornato all'ovile. Fa un po' strano riavere un fratello in mezzo ai piedi. Io che avendo cinque fratelli sono cresciuta da sola.

Il mio più grande sogno è quello di rivedere la mia famiglia riunita, almeno per una volta, almeno per poterlo ricordare. Invece ero troppo piccola quando tutti sono andati via e di loro ricordo ben poco. Vorrei poter riuscire a fare qualcosa. Vorrei avere la bacchetta magica e abbracciarli tutti insieme... oppure potrei rivolgermi a Maria De Filippi. In assenza di queste due alternative, al momento non ho nè la possibilità nè l'opportunità per farlo.

Undici giorni. Passati, finiti. Mi hanno aiutata tanto, mi hanno aiutata a ritrovare la forza che mi serviva, a ridimensionare certe situazioni che avevo preso troppo di petto... o meglio, da cui mi ero fatta totalmente sovrastare e che non sono riuscita a gestire. E' passata anche questa... Come passa tutto quanto.


Fino al cielo....

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giovedì, 18 ottobre 2007

E' arrivato il momento. Fra poco si parte. Vorrei riuscire a lasciare i pensieri qua... e non ritrovarli più quando torno. Ma inutile illudermi, non ci riuscirò. Voglio solo abbracciare e stringere stretti stretti i miei nipoti. E sorridere.

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mercoledì, 17 ottobre 2007

I miei occhi hanno già visto abbastanza, e le mie povere orecchie hanno ascoltato anche troppo. Il mio corpo ha subito le maggiori conseguenze, ma quello ormai ha smesso anche di dare segnali. O meglio, sono io che non li ascolto. Adesso è arrivato il momento di una botta di vita. O di una botta e basta, non credo faccia poi molta differenza. Si parte. Domani. E non poteva esserci momento migliore per farlo. E non poteva esserci momento peggiore. Questione di punti di vista.

Il mio umore cambia da un momento all'altro negli ultimi giorni. Non ho la minima tranquillità. Tremo. Piango. Sono in crisi. Incapace di reagire. Capace di farlo solo quando il danno è ormai fatto e indietro non si può tornare. Vorrei sparire in questo momento. Sparire dagli occhi di tutti. Mi sembra di combattere contro una montagna di ferro... in realtà sto combattendo solo contro me stessa. Ed è la lotta più dura. Cosa sono non lo so più. In questo momento non so assolutamente chi sono, mi sto perdendo. Ma non posso lasciare che accada. Non posso cadere ancora di più. E' già troppo difficile rialzarsi a questo punto.
E per l'ennesima volta mi affido ad un viaggio. Alla mia famiglia. Sperando che mi ridia la forza che mi serve, quella che sembra che io abbia perso per strada.

Alibi che attenuano l’oscenità
Riflessa intorno alle bottiglie vuote
Dai suoi vent’anni opachi e rispettabili:
Così si sa che c’è qualcosa che non va.

La notte schiude le sue braccia fragili
Tra le emozioni che si intrecciano
E lei confonde spesso forza ed esperienza
Per tutti gli uomini osservati da sotto.
Si nutre di cose che fanno male
E ama quando è l’ora di odiare,
Si nutre di cose che fanno male
E odia quando è l’ora di gridare.

Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare la mia faccia contro il muro.
Solo una cosa so di sicuro: lasciare andare tutto il mio dolore contro questo muro.
So di sicuro: lasciare andare la mia faccia contro il muro.
Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare tutto il mio dolore contro-questo-muro.
Bocche dal sapore d’eventualità appiccicano sguardi, l’aria è satura.
Quasi vorrebbe la scoprissero gettarsi in pasto giusto il tempo di ricominciare.

[Subsonica - Albascura]


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lunedì, 15 ottobre 2007



Poi infine sparire
solo sparire.

E avere voglia di vomitare
.l'anima.
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sabato, 13 ottobre 2007

Volete sapere come fare strike?

.Io sono diventata bravissima.In amicizia.

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